Ad un anno dall’inizio della pandemia, la Federazione italiana delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori ha voluto organizzare a febbraio 2021 il contest dal titolo “A carnevale ogni frittella vale” (#acarnevaleognifrittellavale) con l’obiettivo di valorizzare la ritualità e le tradizioni gastronomiche che stanno dietro ai tanti “carnevali” italiani.

Il CFP CIOFS “San Giuseppe” di Tortona ha aderito con entusiasmo all’iniziativa promossa anche da Terre Derthona. In particolare gli alunni del II anno di “Operatore della trasformazione agroalimentare – panificazione, pizzeria, pasticceria” hanno realizzato, con il supporto della docente Prof.ssa Adriana Rinaldi, i “fersӧi” tipici del territorio tortonese.

I nostri ragazzi si sono impegnati anche nel recuperare, tramite testimonianze e collaborazioni privilegiate come quelle del prof. Guido Stecchi (Accademia delle 5 T), la storia di questo dolce…

“I dolci di carnevale, le frittelle o tortelli (raccontandoli in italiano), escono troppo spesso cresciuti, ovvero chersò in dialetto, da una friggitrice colma di un olio uscito da una tanica di plastica.

Ma le vere frittelle di carnevale, in tempi in cui tutti, non solo pochi valligiani e contadini, parlavano in dialetto e del maiale non si buttava via niente, invece crescevano, si gonfiavano, cherseven (crescevano) sfrigolando nello strutto.

Si cominciavano a sognare già un paio di mesi prima, nei dì del sacrificio del porco, dì in cui i dolci erano roba da ricchi, anzi erano addirittura roba peccaminosa. In quei dì gli ultimi rimasugli dell’animale tanto coccolato fino al giorno prima finivano in un pentolone per lentamente sciogliere il prezioso grasso. Quel prezioso grasso, raffreddato nei rigori dell’inverno, diventava candido e, in parte, finiva in barili a coprire e conservare carni e salsicce, quelle da mangiare nelle prime settimane.

Ma un paio di mesi dopo sarebbe stato carnevale, quando trasgredire, persino mangiando dolci, sarebbe stato permesso. E giusto a carnevale carni e salsicce finivano. Che fare dello strutto? Eccolo a sfrigolare in un padellone pronto ad accogliere delle palline di quell’impasto che durante il resto dell’anno finivano in forno per diventar bigné mentre a carnevale, invece, si gonfiavano e saltellavano allegramente nel grasso del maiale già limpido… e diventavano frittelle.”

La federazione italiana del vino, olio e sapori d’Italia (https://www.stradevinoitalia.it/)

ha deciso di attribuirci una menzione speciale per l’impegno nella valorizzazione del territorio, dei suoi prodotti e tipicità. 

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